venerdì 21 ottobre 2011

Intervista a Mariano Chicho Frumboli, il tango, oggi - 2009

Intervista a Mariano Chicho Frumboli, il tango, oggi

(FONTE:
http://controtango.blogspot.com/2009/12/intervista-mariano-chicho-frumboli-il.html)

Pubblicato da Controtango : Lunedì, dicembre 28, 2009

Intervista

Mariano Chicho Frumboli è un'icona del nuovo movimento del ballo del tango, che ha rivoluzionato il genere partendo dalle basi del tango tradizionale.

Essenza ed insegnamento

M: Mi piacerebbe parlare con te dell'apporto che noi ballerini e maestri possiamo dare con la nostra esperienza a coloro che stanno imparando a ballare il tango.

CH: Ogni volta che andiamo in milonga a fare un'esibizione o realizzare uno spettacolo scriviamo la storia del tango, e questo è un contributo. Si sono avvicinati al tango tantissimi giovani, stiamo vivendo l'inizio di un'era potente. Il genere è ben consolidato e non c'è modo che ritorni a nascondersi o a essere emarginato. È in costante evoluzione.

M: Però a volte chi sta iniziando si perde nella molteplicità delle opzioni.

CH: Sono completamente persi! Io mi sono formato con gli ultimi grandi milongueri, ho appreso le informazioni direttamente da loro. Chi inizia a ballare non ha quella esperienza, ma apprende da una generazione intermedia di cui faccio parte, noi siamo il nesso di congiunzione tra quei vecchi ballerini ed i più giovani. Il problema è che qualcosa si è perso nell'insegnamento, me ne faccio carico, e altresì dovrebbero prendersi le proprie responsabilità gli altri colleghi. Non ho potuto trasmettere quello che ho appreso. Ero perso nella creazione, perchè vedevo nuove vie nell'evoluzione del movimento. Mi ci sono gettato a capofitto, e ho perso il modo di poter trasmettere ciò che di tanguero tengo dentro. Per questo mi dispiace che attualmente ci sia molta gente che non capisce o non sa qual'è realmente l'essenza di questa danza.

M: Balli da quindici anni. Che cambiamenti hai osservato nel divenire del ballo?

CH: Prima si lavorava con precisione e un'estetica particolare, in maniera funzionale e meccanica, che dava una forma, uno stile. Effettuare un movimento o un passo implicava un'espressione di tutto il corpo. Adesso non solo si è persa l'essenza ma anche il peso che ha questa danza, la sua densità e la sua importanza. Per me questo nuovo tango ha perduto il rispetto verso quello che era il tango nella sua vera essenza.

M: Si è persa la conoscenza che ci hanno trasmesso i milongueri in forma intuitiva, un sapore indescrivibile nel loro modo di muoversi.

CH: Sì, io ho atteso cinque mesi prima di entrare in pista nella milonga di Almagro, non me la sentivo, andavo tutte le domeniche solo per guardare. Si respirava un'aria di rispetto che al giorno d'oggi non si riesce a trovare. Forse ancora lo sento in alcune milonghe come "Glorias Argentinas", "La Baldosa" o in luoghi che sono lontani dal circuito del tango più giovane. Quella essenza l'ho appresa pure da te e dai ballerini della tua generazione. Sento che la gente di oggi è svogliata, non vuole lavorare nè investigare il tango. Non vogliono addentrarsi fino in fondo, rimangono in superficie. Questo ha pure a che vedere con i nuovi movimenti e le nuove dinamiche che si utilizzano, se non si ottengono con una certa potenza possono risultar freddi.

M: Il discorso interno, nel movimento, è importante quanto la forma esterna.

CH: Dieci anni fa, quando andavo in milonga, potevo restarmente ad ammirare una coppia ballare per tutto un giro di pista perchè c'era qualcosa che mi attraeva, che mi faceva mantenere lo sguardo su di loro. Oggi non osservo più di venti secondi perchè sono tutti uguali. Vedi circolare una coppia e ti accorgi che quella che vien dopo sta facendo le stesse cose, e quella dopo lo stesso. Non ce n'è nessuna che mi attragga, che mi emozioni. Salvo quando vado in quei pochi luoghi tradizionali che rimangono.

M: Credi che la gente che balla automaticamente o ripetendo sequenze possa farlo in una maniera più interiore?

CH: Questo richiede un mucchio di cose! Tu lo sai, perchè anche tu insegni, che al giorno d'oggi vi è una pedagogia del ballo del tango molto più decodificata che dieci anni fa, e di conseguenza è più facile apprendere. Oggi si fa una volcada e una colgada ed è tutto lo stesso, perchè commercialmente parlando fanno parte dello stesso pacchetto. Quindi, tra fare un sandwichito o fare una volcada... le persone fanno una volcada! Perchè è più vistosa. E nel tango c'è molto egocentrismo e individualismo. Non vanno a fare un sandwichito per godere di quel momento, bensì vanno a fare ciò che si mostri di più e in maniera migliore. Nell'ambito musicale Astor Piazzolla ruppe con tutto, però se voi lo ascoltate è tango. Oggi nel tango ballato molti pensano di essere Piazzolla e non lo sono. Vedo uomini e donne che si preoccupano soltanto di come li si veda dal di fuori. È una situazione abbastanza complicata che ha a che fare con una personalità e una identificazione molto porteña.

M: Però anche i milongueri di altre epoche erano porteñi!

CH: Sì, però quei milongueri avevano rispetto, delicatezza e sensibilità, era totalmente differente. So che il mio ruolo è contraddittorio, perchè anch'io ho collaborato a creare questo movimento giovane. A quel tempo mi ero stancato dei rigidi codici milongueri che non corrispondevano coi miei tempi e per ribellione cercai di fare la mia strada. Oggi son ritornato più milonguero (ride), sono contro la gente che non cabecea, che non ha codici nè rispetto. Il ballo del tango ha un valore che si è dissipato. Per questo sostengo che molti si sono persi, letteralmente si afferrano per ballare e si muovono per due ore come entità. È molto triste.

M: A volte noto una certa rivalità tra le nuove correnti che privilegiano movimenti più ampi, dove i ballerini usano più spazio, e coloro che difendono il tango tradizionale con l'abbraccio chiuso.

CH: Questo è sorprendente. Ci sono i tradizionalisti che difendono fino alla morte le loro radici e dall'altro lato i moderni o alternativi, diciamo il tango nuevo. Però se ci pensi non c'è niente nel mezzo. I tradizionalisti si lamentano dei moderni sostenendo che non ballano tango ma fanno ginnastica, i moderni si lamentano che i primi si sono fermati nel tempo. Non c'è una fusione, sono un gruppo contro l'altro, e mi rende triste perchè in realtà stiamo tutti sulla stessa barca.

M: Hai qualche desiderio in relazione al tango? Qualche obiettivo pendente?

CH: Ti racconto un po' della mia storia. Sono stato un rockettaro, portavo i capelli lunghi e suonavo la batteria. Odiavo il tango, non mi piaceva per niente, non lo potevo ascoltare. Però, quando mi capitò di frequentare una lezione con Ricardo Barrios e Victoria Vieyra, abbracciai per la prima volta una compagna di ballo e mi venne un brivido. Mi dissi "Qui succede qualcosa...". Da lì non mi sono più fermato. Quel momento magico fu il mio inizio. Poi, alcuni anni fa andai alla milonga de "La Trastienda" organizzata da Horacio Godoy. Entrai e ti vidi. Avevo voglia di ballare con te però tentennavo. Feci un mucchio di giri primi di invitarti. Mi ricordo che stavamo parlando, poi ci avvicinammo e nel momento in cui mi abbracciasti mi sentii addosso quarant'anni di tango. In un abbraccio, capisci? Non avevamo fatto un solo passo! Fu semplicemente il modo in cui mi stringesti. Per me fu quello il momento più forte della tanda. Poi ballamo un casino. Stetti benissimo, facemmo qualcosa, mi divertii tantissimo. Ma il momento di quell'abbraccio, come pure quello della mia prima lezione e qualcun altro, mi marcarono nella mia relazione con il ballo. Parlo dell'intimità dell'abbraccio. Con poche persone mi è capitato di riviverlo, molto di ciò si è perso. Il mio desiderio per il ballo del tango, quindi, è che ritorni quella intensità condivisa, molto interiormente. Che non resti in superficie, ma che vada fin dentro. Che il genere si sviluppi a partire da quella intimità. L'essenza del tango sono l'abbraccio e l'altra persona.

M: Che posso dire? Grazie!

Improvvisazione e musica

M: Sei un grande improvvisatore e mi affascina vederti creare. Si possono trasmettere regole per migliorare la creatività nell'esibizione improvvisata?

CH: Forse se fossi un "kamikaze". Ciò che mi provoca sensazioni o emozioni mi fa muovere. Ogni tango è un momento differente e forte. Ho disegnato coreografie, non molte perchè dopo averle ripetute alcune volte non ci sento più il rischio, e quando non lo sento tutto diventa troppo facile. Ciò che mi emoziona è stare sul filo, sul punto di cadere, e infine cavarmela. E la improvvisazione ha tutto ciò. Ogni volta che vado a ballare, scelgo il brano e la quantità di pezzi sul momento. Cerco di connettermi con Juana Sepulveda, la mia compagna, e di creare un momento artistico, di trasmissione o espressione, in quel momento. Non lo preparo nè lo penso. A volte mi riesce altre volte no.

M: Non hai un disegno o un piano prestabilito?

CH: No, non l'ho mai fatto. Faccio qualche passo che ho sperimentato in milonga, che è il mio luogo di pratica. Se non mi riesce continuo, non insisto, perchè potrei perdere la connessione che ho con me stesso, con la mia compagna e con la gente. Ho ballato con orchestre di grande prestigio, in teatri di tutto il mondo, senza aver preparato coreografie. A seconda delle circostanze forse preparo entrata e uscita, però il ballo in sè no.

M: A volte quando ti vedo ballare mi sembra che la struttura della tua danza sia costituita dalla sua armonia e dalla musicalità.

CH: Ciò ha a che vedere con il fatto che ho fatto il musicista per molti anni, per quello capisco la sua struttura, che sia Osvaldo Pugliese, Anibal Troilo, Piazzolla o tango elettronico. L'unica cosa che stabilisco prima è la scelta dei brani che conosco bene, per poter giocare con momenti precisi. Provo sempre a dare ciò che sento che ci dovrebbe andare.

M: Ma tutto questo succede sul momento?! A volte fai una sequenza che ha una certa durata, che è fatta in maniera così coincidente con la frase musicale, e nel frattempo stai creando, e conducendo la tua compagna...

CH: Conosco quella frase e so quanto dura, so quando deve terminare, e vado a preparare il movimento mentre ballo, affinchè coincida precisamente con la musica.

M: Quindi conoscere la struttura musicale è importante.

CH: È basilare. Molti ballerini professionisti conoscono il tango però non in profondità. Ci dovrebbe essere una investigazione maggiore del fatto musicale. Non mi riferisco ai ritmi, alle frasi o alla durata, ma alla struttura, alle sfumature e ai colori. C'è molta ricchezza da apprendere in relazione alla musica. È infinita!

M: Inoltre, la cosa interessante è che la interpretazione musicale non sia letterale. Tu hai una impronta e molta gente segue la tua forma di maneggiare la musica, però vedo una mancanza di comprensione. Non si tratta di marcare tutti gli accenti! (ride) La meraviglia del ballo del tango è la possibilità di usare la musica in maniera aleatoria e personale. Come vedi la nuova corrente in relazione al ballo da esibizione?

CH: Ci sono tanti professionisti che hanno recepito questa nuova informazione e vogliono inserirla nelle loro coreografie. Ma è un materiale che ancora non è affinato, necessita di un tempo di maturazione prima che si consolidi e possa essere utilizzato come elemento di espressione.

M: I passi si vedono ancora più dell'espressione fluida.

CH: Credo sia solo questione di concedergli del tempo.

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